E' questo il titolo del libro di Roberto Weber.
Appena è uscito molti hanno detto ' si va beh ma ci aveva già pensato Covacich'. Aneirin risponde che ha preferito dedicare il suo tempo a Tolstoj piuttosto che a Covacich.
Il libro narra, bene-molto bene-, l'esperienza diretta dell'autore con la corsa. Talmente bene che percepiamo il dolore quando ce lo descrive e sentiamo il profumo del bosco quando leggiamo delle corse campestri. Ho imparato nomi di corridori che la mia assolutamente assente cultura sportiva ignorava, appunto. Ho sorriso quando ho letto i paragone con i Mangiamorte di Harry Potter. Lo stile è raffinato, come quello di chi sa scrivere veramente ed è felice che si noti. Ma di una felicità consapevole, mai arrogante. Weber vuole che anche noi partecipiamo del sudore e della fatica dei corridori e per aiutarci li estrae dall'aura di mito che li circonda e li riporta al loro ruolo di uomini.
Leggetelo.
..AND TO MYSELF FOR THE SPILLING OF MY BLOOD THE REWARD OF A SACRED SONG....